ANNA MEI RACCONTA COME SONO NATI I SUOI ULTIMI RECORD

BIEMME È LIETA DI ANNUNCIARE IL RITORNO DELL’AZIENDA NEL CICLISMO PROFESSIONISTICO.
19 Gennaio 2016
anna mei
È lunedì, ti svegli, ti prepari per iniziare la giornata e scopri leggendo la Gazzetta dello Sport che è stata compiuta l’ennesima impresa sportiva. La firma è dell’ultracycler milanese Anna Mei che ha fatto registrare il nuovo primato di permanenza su pista nel velodromo di Montichiari: quattromila giri, ovvero 1000 chilometri, percorsi in 35 ore, 11 minuti e 6 secondi alla media di 28,42 km/h.

Poi, dopo il primo caffè inizi a pensare che Anna Mei è un’atleta supportata dall’azienda con la quale collabori e allora hai la scusa buona per poterla contattare e per poter scambiare un po’ di parole.

Inizialmente, uno scambio di e-mail per concordare la telefonata poi, finalmente, arriva il tanto atteso momento dell’intervista. Un po’ in ritardo rispetto al previsto perché anche Anna ha bisogno di dormire, soprattutto dopo questa nuova massacrante impresa.
Anna possiamo affermare che lo sport ha segnato indelebilmente la tua vita.

Sì, oltre a essere figlia di Aldo, allenatore di tennis e nipote di Vincenzo, primo maestro di tennis in Italia nonché capitano della squadra italiana di coppa Davis negli anni trenta, ho praticato sport sin da piccola in modo polivalente. Mi sono dedicata al nuoto, al tennis, allo sci, alla vela e alla ginnastica artistica. Anche a livello agonistico, ma mai con risultati importanti. Poi ho intrapreso gli studi e ho conseguito il diploma ISEF che mi ha permesso di svolgere la doppia attività: quella di maestra alle scuole elementari e quella di libera professionista in varie palestre di Milano. Ed è qui che grazie alle buone basi datemi dalla ginnastica artistica mi sono dedicata all’aerobica e ho conosciuto, negli anni ’90, lo spinning.

E il ciclismo?

Beh, il ciclismo è stata una conseguenza. Infatti, lo spinning nacque come preparazione indoor per il ciclismo su strada e, dalla palestra alla strada, il passo è stato breve. Una volta salita in bici, non sono più scesa. Mi piace così tanto che non riesco più a smettere. Il mio unico rammarico, se di rammarico si può parlare è aver iniziato tardi.

Direi che stai recuperando il tempo perso con tutti i km che stai facendo?

(ride, ndr) Non me lo aveva mai fatto notare nessuno, simpatica osservazione.

Come nascono le tue imprese?

Sul sito dell’UltraMarathon Cycling Association c’è una pagina che elenca i vari record, alcuni erano imbattuti da 12 anni e appartenevano a Seana Hogan, il mito al femminile dell’Ultracycling. Decisi di dedicarmi a quelli su pista, su consiglio del mio allenatore di allora, Fabio Vedana, perché in pista viene fuori la vera forza dell’atleta, la vera determinazione e non si può barare.
La parte mentale è fondamentale, vuoi parlarcene?

Assolutamente si. In questa occasione non solo ho fatto registrare il nuovo primato di permanenza su pista ma ho battuto anche altri 3 record: 12 h, 100 e 200 miglia. È sfumato per poco il record della 24 h ma, non mi rimprovero in quanto ho dimostrato maturità. Ritengo di aver raggiunto un profondo equilibrio con me stessa e sono conscia di quanto posso spingere il mio corpo oltre il limite. In questa occasione, se mi fossi intestardita a conquistare il record della 24 h, molto probabilmente non avrei raggiunto l’obiettivo massimo che era, appunto, il record di permanenza. Questa maturità deriva da errori risalenti al 2013 quando, per voler fare a tutti i costi il record sia sulla 12 che sulla 24 h, tirai troppo e non riuscii a raggiungere gli obiettivi prefissati; oltre che da un continuo lavoro con il mio Mental Coach.

Le tue imprese sostengono cause benefiche, vuoi parlarcene?

L'intera iniziativa è stata pensata per sostenere e dare voce all'associazione Debra che si occupa dei "bambini farfalla", persone affette da una malattia genetica che colpisce la pelle rendendola fragile e delicata. Il minimo sfregamento, dal contatto con i vestiti a un semplice abbraccio, può causare bolle e vesciche dolorose. Sono venuta a conoscenza di questa malattia rara e discriminante, che causa dolori tremendi, dopo essermi iscritta a una gara di endurance a Cesenatico. Quel giorno è stato come una svolta, mi sono chiesta: 'Cosa posso fare per loro?'. Così ho iniziato a gareggiare non per vincere una maglia, ma per portare avanti una causa. Sono bambini che hanno una grandissima voglia di vivere e sopportano il dolore, un po' come i ciclisti. Solo che la fatica di un ciclista ha una fine.

Da chi è composto il tuo staff?

Da un anno a questa parte ho deciso di affidare la mia preparazione a Marko Baloh, atleta sloveno in attività e detentore di alcuni record. Moreno Ruspi, invece, è il mental coach. Figura importantissima per noi “ultra” in quanto quella mentale è la nostra vera forza. Stefano Fiorin mi assiste dal punto di vista della Biomeccanica, durante l’anno e durante i tentativi di record in quanto più volte c’è necessità di variare la posizione. Merida Phyto Italia mette a disposizione il Dott. Caliendo, nutrizionista, che mi segue dal punto di vista alimentare. Davide Scotti di Indiba Active si prende cura del mio corpo dal punto di vista fisioterapico.

Quale importanza dai ai materiali?

I materiali per un atleta sono importantissimi. Per chi, come me, sfida i limiti umani, assumono ancora più importanza. Dal punto di vista dell’abbigliamento ho testato il nuovo body aerodinamico di BIEMME realizzato con il nuovo ed esclusivo tessuto JampaTM, una membrana idroscopica di realizzazione dell’azienda di Brogliano. Le sue caratteristiche sono antipioggia, antivento, grande elasticità e al contempo ottima traspirabilità, leggerezza e termoregolabilità. Io che soffro il freddo, non ho avuto alcun problema. Durante la prestazione ho, poi, utilizzato anche materiale a compressione (manicotti e gambali).