INTERVISTA A ILARIA SANGUINETI, ATLETA DEL TEAM BEPINK, RECENTEMENTE PROTAGONISTA AL TOUR DE BRETAGNE

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Intervistiamo oggi Ilaria Sanguineti, giovane e forte atleta del Team Professionistico BePink, recente protagonista al Tour de Bretagne.

D - Ilaria, come ti sei avvicinata al ciclismo?

I - È stata tutta "colpa" del fratellone che ha iniziato ad andare in bici non so per quale motivo e io, vedendo la sua divisa tutta colorata, per averla, ho iniziato a correre nella ciclistica Bordighera. Da lì la mia passione non si è più spenta.

D - Come è nata l’opportunità di diventare un’atleta professionista e quanto è stato difficile approdare a un team professionistico?

I - Durante tutte le categorie cresci. Anno dopo anno. Fino ad allieva secondo anno sono cresciuta nella ciclistica Bordighera dove il Patron Guerino Lanzo mi ha insegnato molto.

I due anni da juniores li ho fatti nel team VALCAR, che mi ha permesso di diventare "grande".

Ma il sogno è iniziato quando Walter Zini mi ha "voluta" in BePink.

È stato difficile ambientarsi in un mondo così diverso, non tanto per la squadra che è come una seconda famiglia, ma a livello di sport. Quando hai 18 anni e corri i primi anni con donne già formate di 25/30 anni è molto difficile confrontarsi. Ma grazie a Walter e a BePink il sogno continua.

D - Durante la tua giovane carriera hai dovuto affrontare un periodo difficile legato a un episodio involontario di doping, hai voglia di raccontarcelo, ma soprattutto raccontarci quale è stata la forza che ti ha permesso di affrontare la situazione e tornare?

I - Era proprio il mio primo anno. Un episodio bruttissimo che mi ha chiuso le porte in faccia.

Pensavo di non tornare più in sella, di non riattaccare più il numero sulla schiena. La delusione era tanta, troppo grande per una ragazza di 18/19 anni. Ma quando attorno hai molte persone che ti vogliono bene: genitori, amici e la stessa Bepink, non puoi far altro che rimboccarti le maniche e non permettere a niente e nessuno di portarti via il sogno che hai coltivato con tanta fatica. Così ho superato quel brutto periodo legato alla squalifica.

I primi mesi pensavo davvero di non farcela, ogni volta che vedevo una bicicletta mi veniva da piangere poi, giorno dopo giorno, capivo che la strada che volevo seguire era quella e allora mi sotto tirata su le maniche, ho azzerato il cervello e ho lavorato con il cuore.
La mia testardaggine è la forza che mi ha permesso di tornare, poiché sono una ragazza che se desidera una cosa ci mette tutta se stessa per raggiungerla. Un altro fattore importante è stata una forza interiore, ovvero la mia nonna, mancata qualche mese prima, ma che sono sicura mi è sempre stata vicina, come tutt'ora.